mercoledì 13 giugno 2012

resilienza

Il termine resilienza deriva dal latino "resalio", "salio", che significa saltare, rimbalzare.
In ingegneria indica la capacità di un materiale di subire un urto improvviso, assorbendolo senza spezzarsi.
Questa definizione, trasferita nella psicologia, indica la capacità di un individuo che ha subìto un forte trauma, di rialzarsi, e di far fronte al trauma in maniera positiva.
 Un paragone molto significativo è quello riportato da Peter Levine: "Un albero ferito da giovane, cresce intorno alla ferita".

Perché tratto questo tema?
La strada è ricca di persone che non sono riuscite a fare questo passaggio.
La resilienza richiede tempo per far decantare il trauma, ma poi è necessaria una presa di coscienza dello stesso. Allontanarlo sì, ma non negarlo.
La resilienza comporta la necessità di cambiare prospettiva, implica la capacità di trasformare un'esperienza negativa in occasione di apprendimento.

Steven Sybol Wolin, la definisce formata da 7 caratteristiche:
  • assunzione di consapevolezza
  • indipendenza
  • relazioni
  • iniziativa
  • creatività
  • humor
  • etica
Caratteristiche che spesso scarseggiano in chi vive in strada, e che andrebbero invece alimentate.
Per concludere la Resilienza è, a mio avviso, lo sganciarsi da una zavorra che trattiene ancorati al fondo.

giovedì 7 giugno 2012

la rete

La tipologia e i bisogni delle persone che vivono in strada sono molto variegati.
Si verifica perciò la necessità che il senzadimora afferisca a più servizi diversi. Questo presuppone che i servizi siano in grado di lavorare in rete.
Indispensabile è una visione olistica della persona; essa va cioè considerata nel suo aspetto psichico, fisico e sociale.
I vari servizi che lavorano con la persona dovrebbero imparare a cooperare maggiormente tra di loro. E' dimostrato che più i servizi coinvolti sono in grado di dialogare tra di loro, più è alta la probabilità di un esito positivo dell'intervento perchè c'è una rete che supporta e condivide lo stesso progetto. 
Inoltre, chi si ritrova in strada, spesso non ha chiari riferimenti sul come e cosa fare, verso chi rivolgersi. Una buona rete (e quindi alti livelli di collaborazione tra servizi), permette di orientare ed indirizzare al meglio; il tutto senza inutili perdite di tempo e il conseguente rischio di disillusione e demotivazione dell'utente.
Non meno importante è il fatto che un buon lavoro di rete è un ottimo fattore di riduzione della dispersione di energie per gli operatori, occasione di scambio di idee, di punti di vista diversi e di confronto.

samurai

Se cadere non dipende da te, risalire sì.
E' questione di forza e di coraggio.
Di ideali e di passione.
Bisogna essere samurai.
Soltanto in pochi ce la fanno, i più si addormentano e diventano anime perse che ad un certo punto si dissolvono.
Io sono un uomo fortunato.
Mi chiamano Il Profeta, ma sono solo un uomo che ha sconfitto la notte.
Angelo Starinieri, Angelo Smarrito, Sperling & Kupfer, pg.200

mercoledì 6 giugno 2012

la strada ti cambia

La strada ti cambia, è difficile perciò tornare indietro quando sono anni che ci sei dentro.
Si crea una sorta di nuovo equilibrio, per questo è necessario intervenire precocemente.
I fallimenti che hanno condotto l'uomo in strada tornano a farsi sentire come macigni ogni qualvolta si presenta l'occasione di allontanarsi da essa.
Sorgono i dubbi, le paure, talvolta a livello inconscio: "...e se non ce la dovessi fare anche stavolta? Significherebbe confermare la mia 'nullità' ..allora forse è meglio restare dove sono..."
Uscire comporta il dover cercare nuovi equilibri, ricostruire una modalità di stare assieme  nella società. Uscire quindi è più facile se la persona è ai margini da un breve periodo e non ha ancora assorbito le modalità della strada. Più lungo è il tempo di permanenza più ci sarà necessità di un percorso di accompagnamento e reinserimento.
Fondamentale è però la motivazione, la spinta al cambiamento; essa è determinante per il buon esito del reinserimento del soggetto nella società.

lunedì 4 giugno 2012

intervento precoce

Un aspetto fondamentale da ricordare, se si vogliono fare interventi educativi in contesti di marginalità grave, è che l'intervento si rivela più efficace quanto più è precoce. 
Si delinea quasi un'epoca d'oro dell'intevento per chi è in strada: entro un anno dal debutto, altrimenti il rischio di cronicizzazione aumenta e con essa l'indebolimento della soggettività, il credere meno che sia possibile un futuro diverso, che richiede la convinzione e l'ingaggio nel rimontare un presente avverso.
L.Grosso, Cosa abbiamo imparato insieme ai senza dimora? Animazione Sociale N.5, 2009, pg.91
E' deducibile quindi che, prima sono attivati gli interventi, maggiori sono le probabilità di adesione e di successo. Allo stesso modo, più si tarda ad intervenire, più alta è la probabilità di non adesione al progetto o del suo fallimento.

venerdì 1 giugno 2012

il solista

Un film che ritengo molto interessante è Il solista. Film del 2009 di Joe Wright, tratto da una storia vera raccontata nell'omonimo libro di Steve Lopez.

Un giornalista in cerca di scoop si imbatte in una melodia di violino. Un violino con solo due corde suonato da un senzatetto. Il giornalista rimane colpito da questo strano personaggio e da lì inizia la sua ricerca per capire chi è. In questo tentativo di conoscenza e di aiuto nasce una strana ed insolita amicizia.

Molte tematiche educative emergono in questo lungometraggio. Una su tutte mi ha colpito: il dover imparare a fare i conti con le proprie aspettative sull'altro.
Spesso chi ha ruoli educativi si pone in un atteggiamento da "salvatore". L'educatore sa cosa è bene per l'educando e quest'ultimo deve semplicemente fare ciò che gli viene detto. Ma è questo il vero bene per l'educando? Spesso nei contesti educativi si calano i progetti dall'alto, si ha fretta di ottenere risultati, ma non si rispettano i tempi dell'altro. Ciò provoca una grande frustrazione nell'utente che finisce per aderirvi solo per compiacimento e non per una reale motivazione.
I "no" detti anche tra le righe, alle figure educative, vanno indagati, non vanno presi come affronti personali; va colto cosa si cela dietro di essi, vanno accettati e, se necessario, devono essere ridimensionati o revisionati gli obiettivi.

mercoledì 30 maggio 2012

profondità

Il grave peccato del sapere oggi è la mancanza di profondità. Chi lavora sulla strada sa invece che la "strada" è il luogo in cui ogni sapere cozza contro i propri limiti. E' un luogo di formazione e di educazione permanente. Non c'è posto sulla strada per facili certezze, per facili scorciatoie. La strada provoca a scendere in profondità, a impastarsi nella storia delle persone, ad accoglierla ma, più ancora a riconoscerla. Perchè non basta accogliere l'altro, bisogna saperlo riconoscere. E quando riconosci l'altro, la sua storia, ti accorgi che la strada non è mai una scelta, ma è sempre il segno della distanza delle persone dai propri diritti.
Tratto da: Entrare di più nella storia, Intervista a L. Ciotti a cura di R. Carmalinghi, Animazione Sociale n.10, 2009, pg.3